Come si educa un gatto? Gli errori più comuni da evitare per una civile convivenza con il nostro felino.

Salve a tutti, amici!

In questo articolo andremo a trattare gli errori più comuni che  si commettono quando si educa un gatto. Ebbene sì, anche se con più difficoltà rispetto ad un cane, è possibile educare (non addestrare!) un gatto per creare una civile e serena convivenza con il nostro amico a 4 zampe. 

Come spesso accade, però, ci dimentichiamo che il gatto non è un cane e che a differenza di quest’ultimo è molto più indipendente, non risponde a una gerarchia ben definita e di conseguenza non si può pretendere fedeltà e obbedienza assolute come succede con i cani;  per questo, educare un gatto si rivela una scelta impegnativa poiché è necessario capire prima il suo carattere e linguaggio del corpo per poi agire di conseguenza senza commettere errori fatali. Andiamo a vederne alcuni.

Abituare il gatto da piccolo a giocare con le vostre mani

Se non volete che da adulto vi possa lasciare segni di graffi o di morsi (anche se non con cattiveria) giocare con il gatto usando le vostre mani non è un buon modo di interagire e di educarlo al gioco. In genere i gattini, tra le 5 settimane e i 3 mesi di età, imparano molto con la mamma e i fratelli ad interagire nel modo giusto quando si gioca, ovvero di moderare il morso e ritrarre le unghie. Se non completamente svezzato o portato via troppo presto dalla cucciolata, il gattino non ha avuto modo di recepire queste informazioni e non saprà come comportarsi. Quindi munitevi di giocattoli per gattini e giocate con lui tramite questi; se il piccolo in ogni caso tenta di agguantare la vostra mano, non ritraetela. Piuttosto rimanete immobili e non guardatelo fisso negli occhi (è un segnale di sfida): il micio si annoierà e lascerà la presa, dirigendosi su altro che attirerà la sua attenzione e a quel punto lodatelo per aver fatto la cosa giusta. Il gesto del rinforzo funziona, certo, non come per i cani ma è assai meglio del rimprovero o della violenza (che in ogni caso deve essere fuori discussione in quanto otterrete l’effetto contrario).

Non farlo abituare alla nuova casa

Se avete appena adottato un gatto, è normale che non si trovi immediatamente a suo agio nella vostra casa. È necessario un periodo di “transizione” dove il micio deve conoscere il nuovo ambiente, esplorarlo, abituarsi ai rumori e al nuovo nucleo familiare. Considerate che il gatto è un animale estremamente territoriale e abitudinario, per cui qualsiasi trasloco e/o cambio di routine è fonte di stress e paura. Rispettatelo in questa fase fondamentale e poi iniziate piano piano ad approcciare con lui. 

L’autoeducazione

È importante non confondere l’indipendenza del gatto con la sua autogestione. Il gatto non avrà bisogno di essere portato a spasso per fare i bisogni o di fare il bagno, però ha comunque delle necessità che solo noi possiamo compensare come la sua alimentazione e la sua educazione. 

Pensare che il nostro amico si educhi da solo è pressoché impossibile; la mamma ha provveduto ad insegnargli le basi della relazione con i suoi simili in natura, non come approcciare con un umano stando chiuso in casa. Per instaurare un rapporto stretto con il gatto è fondamentale guadagnarsi la sua fiducia e ciò avviene lentamente, utilizzando un rinforzo positivo, dire NO quando fa qualcosa di sbagliato e soprattutto, giocare con lui. Come detto in precedenza, vivere con un gatto non è come vivere con un cane: un gatto è affettuoso con il suo padrone perché sta bene e si fida di lui ma non lo vede come un punto di riferimento, tantomeno come un capobranco! È importante saper distinguere queste notevoli differenze tra le due specie per capire al meglio come instaurare un legame sano e duraturo con il vostro peloso.

L’importanza della vaccinazione

Anche questo aspetto fa parte dell’educazione del gatto, ma più da un punto di vista sanitario che comportamentale. Molto spesso è capitato di sentir dire che i proprietari non ritengono necessario sottoporre il gatto a vaccinazioni perché tanto starà sempre in casa e quindi non prenderà malattie: sfatiamo al più presto questi miti.

Sarà pur vero che stando in casa il micio è meno a rischio di malattie infettive e/o parassitarie, però c’è da dire che molto spesso, quando rientriamo in casa, siamo proprio noi a riportare potenziali parassiti che si attaccano sotto le nostre scarpe e che possono attaccarsi alla pelle del gatto; questo è un motivo per vaccinare e utilizzare antiparassitari adatti. Un altro motivo per la vaccinazione è che un gatto effettua il richiamo del vaccino una volta l’anno, quindi non è nemmeno un impegno così oneroso, sia che viva fuori o dentro casa; la vaccinazione è importante per prevenire i rischi più banali e rafforzare il sistema immunitario del nostro amico. 

Poi magari può succedere che in un momento di distrazione il gatto scappa di casa da una finestra aperta e se non è vaccinato rischia di ammalarsi anche per la più banale malattia, a maggior ragione se dovesse venire a contatto con gatti randagi o peggio ancora, azzuffarsi con loro. In questo caso il detto “prevenire è meglio che curare” si addice alla perfezione!

No alla sterilizzazione/castrazione

Perché privare il gatto dei suoi attributi o la gatta dei suoi istinti materni?

Ho potuto constatare in questi anni che molti proprietari si mettono nei panni dei loro amici e soffrono all’idea di pensarsi senza organi riproduttivi; per questo sono contrari alla sterilizzazione o castrazione. Da un lato, come biasimarvi? 

D’altro canto però ho potuto osservare che molti proprietari di gatti maschi hanno dovuto fare i conti con continui “incidenti” fuori dalla lettiera o dispettucci di vario genere fatti dal micio che, a distanza di km, ha avvertito la presenza di una gatta in calore. In primo luogo questi sono segnali istintivi che il gatto maschio fa per marcare il territorio e allontanare possibili rivali; in secondo luogo, in quel momento il micio si sente in trappola e non potendo sfogare i suoi istinti come vorrebbe, sfoga il suo stress emotivo in quelli che noi comunemente scambiamo per dispetti. 

Per le gatte il discorso è diverso se vivono solo ed esclusivamente in casa; certo, è necessario fare molta più attenzione perché in questi periodi i felini tendono a scappare (sia maschi che femmine) per accoppiarsi, ma in genere la femmina tende a fare miagolii diversi dal solito, assume atteggiamenti più “teneri” ed è incline alle coccole; atteggiamento tipico di istinto ad accettare il maschio. Se avete una gatta che fa dentro e fuori dall’abitazione e non volete rischiare di trovarvi delle cucciolate indesiderate, è meglio pensare di farla sterilizzare.

In ogni caso se non avete intenzione di far accoppiare i vostri gatti, è inutile tenerli interi: per loro sarebbe solo un’inutile sofferenza e fonte di stress. La sterilizzazione, inoltre, previene l’insorgenza di tumori al collo dell’utero per le femmine e alla prostata per i maschi.

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