Salve a tutti, amici!

Oggi tratteremo un tema di particolare interesse per le donne in gravidanza che convivono con un gatto e la loro paura, una volta in stato interessante, è che il micio possa trasmettergli la Toxoplasmosi

È bene in questo caso fare un po’ di chiarezza, sia sul tipo di malattia che sul potenziale pericolo che essa può avere sulle donne incinte.

Ma si tratta di timori fondati o solo di falsi miti da sfatare?

Non è una novità che le donne in dolce attesa e con un gatto domestico si rechino dal veterinario per chiarire questo concetto, ovvero se c’è il reale pericolo che il proprio gatto possa trasmetterle la Toxoplasmosi e che, di conseguenza, il nascituro possa essere in pericolo. È impressionante come non venga fatta abbastanza informazione e chiarezza su un argomento così importante e che genera preoccupazione alle future mamme. Andiamo a vedere con ordine di cosa stiamo parlando.

Che cos’è la Toxoplasmosi?

Si tratta di una malattia parassitaria scatenata dal Toxoplasma Gondii, un parassita endocellulare che per sopravvivere ha bisogno obbligatoriamente di un ospite definitivo (il gatto) che viene contagiato tramite un ospite intermedio (uomo, cane, coniglio, volatili ecc) di cui esso si nutre cacciando. 

Ci sono due cicli che consentono al parassita di infettare ed essi variano in base all’ospite: 

  1. Ciclo enterico (nel gatto): è il ciclo che consente effettivamente al gatto di infettarsi (il 97% manifesta la malattia) attraverso l’ingestione della carne cruda di ospiti intermedi (topi, uccellini, ecc), dove il parassita è incistato all’interno dell’apparato muscolare; in questo modo il Toxoplasma entra in circolo nell’organismo felino insinuandosi nelle pareti intestinali dove produrrà le oocisti che il gatto espellerà con le feci. Le buone condizioni di umidità dell’ambiente esterno consentono alle uova di schiudersi e sporulare (dai 3 ai 10 giorni) contaminando, così, l’ambiente circostante che diventerà una zona infettante per altri animali che possono transitarvi, diventando a loro volta ospiti intermedi.
  1. Ciclo extraintestinale (ospiti intermedi): questo è il ciclo che interessa l’uomo e altri animali (a volte anche lo stesso gatto) che possono divenire ospiti intermedi ingerendo le uova infettanti nell’ambiente, oppure mangiando la carne cruda. A differenza del primo ciclo, nel caso dell’ospite intermedio il parassita si è già insinuato all’interno dell’organismo andando ad infettare, oltre alla barriera intestinale, anche il sistema nervoso centrale, l’apparato muscolare o altri organi vitali. 
Il ciclo del Toxoplasma Gondii

I sintomi della Toxoplasmosi nel gatto

Se il gatto è ospite definitivo può solo presentare una lieve diarrea transitoria, ma in molti casi è addirittura asintomatico. 

Se invece, il parassita ha intaccato gli organi, il gatto presenterà i seguenti sintomi, ma non necessariamente tutti assieme:

  • Febbre;
  • Abbattimento;
  • Anoressia;
  • Diarrea e vomito;
  • Problemi respiratori, polmoniti, dispnea;
  • Tosse;
  • Congiuntiviti e/o riniti;
  • Uveite;
  • Problemi neurologici;
  • Mortalità neonatale;
  • Ingrossamento della milza (splenomegalia).

In base agli organi interessati si avranno sintomi più o meno gravi e anche la prognosi può variare. In ogni caso, se sono stati intaccati gli organi respiratori e il sistema nervoso, ci sono  alte probabilità che sopraggiunga la morte.

Diagnosi e cura

Il medico veterinario può diagnosticare la Toxoplasmosi sia se il gatto è asintomatico che non, facendo delle opportune analisi del sangue che indicheranno (in base alle immunità anticorpali) se il gatto ha la malattia in corso, se l’ha avuta ma ha sviluppato l’immunità o se non l’ha mai avuta ma può essere recettivo. In ogni caso, sia se volete mettere su famiglia, sia per tranquillità personale, potete fare queste analisi in ogni momento ma dovete preoccuparvi solo se avete un gatto che fa dentro e fuori da casa, poiché i gatti che non escono e non mangiano carne cruda, non hanno alcuna probabilità di contrarre la Toxoplasmosi. 

Le cure indicate sono ovviamente terapie antibiotiche mirate, sia per la distruzione del parassita che per curare le altre sintomatologie, quindi è necessario fare anche delle terapie di supporto. Generalmente già dopo 2-3 giorni si iniziano a vedere i primi segni di miglioramento (in casi lievi), mentre per le polmoniti, ad esempio, ci vorranno settimane. Se viene intaccato  il sistema nervoso, purtroppo c’è una possibilità che il gatto possa rimanere con dei deficit anche a guarigione avvenuta.

Come può essere contagiato l’uomo?

Come già detto prima, il gatto può contagiarsi ingerendo carne cruda, quindi se avete un gatto che vive solo ed esclusivamente dentro casa e non si nutre di quest’ultima, il rischio che possa contagiarsi non c’è. Se invece avete un gatto che esce spesso, può facilmente venire a contatto con prede infette, ma ricordate bene che il gatto espelle le uova con le feci solo per circa 20 giorni e comunque non c’è il rischio che possano schiudersi per via dell’assenza in casa della necessaria umidità che occorre al parassita per infettare. In questa ipotesi le donne in gravidanza con un gatto infetto in casa, potrebbero contrarre la Toxoplasmosi pulendo la lettiera con le mani nude e poi metterle in bocca. Un po’ assurdo non vi pare?

L’uomo può contagiarsi, in maniera più logica, con gli alimenti che non sono stati ben lavati e che vengono consumati crudi (verdure, frutta) o  non ben cotti, come, per l’appunto, la carne (maiale, bovino, coniglio) o anche salumi, affettati e insaccati; per questo motivo quest’ultimi vengono aboliti dalla dieta della donna incinta. Anche chi pratica giardinaggio può potenzialmente essere contagiato se, dopo aver toccato la terra dove un gatto infetto ha defecato, si mette le mani in bocca. 

In conclusione…

Questo allarmismo generato dalla paura delle donne nel contrarre la Toxoplasmosi dai gatti, come potete dedurre, è infondata. Come vi spiegate che la maggior parte delle donne in gravidanza e con uno o più gatti in casa sono negative alla malattia, mentre molte altre senza animali domestici la presentano? 

Va da sé che è necessario porre attenzione a cosa mangiamo e come la mangiamo. La carne va sempre cotta bene e le verdure vanno lavate e cotte. Aggiungete più spesso alla vostra routine, inoltre, il lavaggio delle mani. 

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