Salve a tutti, amici!

Oggi andremo a parlare di una terribile malattia infettiva che colpisce solo e soltanto i gatti: la Peritonite Infettiva Felina, meglio conosciuta come FIP.

Questa patologia è in genere diffusa in luoghi frequentati da molti gatti, quindi gattili o rifugi, poiché il principale mezzo di contagio sono le feci, mentre sono rari i casi di trasmissione da madre in figlio in gravidanza. 

Ma andiamo a conoscere questa patologia passo dopo passo.

Come possiamo capire se il nostro gatto ha contratto la Peritonite Infettiva Felina? Che cos’è questa patologia e da cosa deriva?

La Peritonite Infettiva Felina è una malattia infettiva trasmessa da un ceppo del coronavirus felino (FCoV) e interessa principalmente il sistema immunitario del gatto tramite il quale il virus si muove e va ad attaccare organi vitali come il sistema respiratorio, il sistema nervoso centrale o l’apparato gastroenterico. 

Il virus è presente in molti gatti nella sua forma enterica (benigna) che purtroppo, in condizioni di forte stress o altre malattie che abbassano le difese immunitarie, esso muta in forma sistemica (maligna) e scatena la patologia che può essere di due forme: 

  • Umida: la più comune “semplice” da riconoscere. È chiamata in questo modo poiché è caratterizzata da versamenti di liquidi in addome o torace che causano forti difficoltà respiratorie. Questa forma virale genera vasculiti nell’organismo e a volte il liquido si riversa anche nei polmoni, causando pleuriti essudative ed altri tipi di infezioni gravi. 
  • Secca: È chiamata così perché in questo caso non si hanno versamenti tipici (che nella forma precedente aiutano di molto la diagnosi); si avranno, bensì, granulomi posizionati in vari organi, che alcune volte tardano a manifestarsi proprio perché questa forma virale è più lenta a progredire. I sintomi sono collegati all’organo danneggiato, ma più frequentemente sono i reni a risentirne, più raramente il fegato, i linfonodi o il sistema nervoso centrale. 
Gatto affetto da FIP umida

Cause e sintomi della FIP

Come già accennato in precedenza, il contatto con un gatto portatore, la tendenza ad avere basse difese immunitarie, grandi stress e anche la presenza di altre malattie autoimmuni (FIV o Felv) sono le principali cause di trasmissione del virus o la sua mutazione in forma maligna. 

In genere sono colpiti gatti giovanissimi oppure sopra i 10 anni, proprio perché queste sono fasi critiche della vita del gatto, dove i suoi anticorpi devono ancora formarsi del tutto o, al contrario, in vecchiaia non è possibile avere le difese immunitarie di quando si era giovani (questo vale per molte altre malattie, infettive e non). È indifferente se il gatto è vaccinato, poiché non esiste ancora una vaccino contro la FIP.

Per quanto riguarda i sintomi, dipende dalla forma virale che colpisce l’animale, ossia umida o secca, però qui sotto vi raggruppo quelli più atipici:

  • Diarrea;
  • Anoressia;
  • Depressione;
  • Scolo nasale;
  • Lacrimazione;
  • Sintomi Neurologici;
  • Dimagrimento;
  • Incontinenza;
  • Tremori;
  • Difficoltà a mantenere l’equilibrio;
  • Febbre;
  • Letargia.

Diagnosi e cura

In base ai sintomi riscontrati il veterinario, oltre a sospettare la patologia, può confermarla soltanto con analisi del sangue (emocromo, elettroforesi) utili a confermare le ipotesi, specialmente se dall’emocromo risulta una grave anemia e dall’elettroforesi un aumento del siero nelle globuline (AGP), che nella maggior parte dei casi è segno di peritonite infettiva. Dopodichè si procede con test specifici (ELISA o IFA), che servono ad identificare se il gatto è entrato a contatto con il virus, ma ciò non significa che esso sia il diretto responsabile dei sintomi poiché c’è la possibilità che non ci sia stata la mutazione in forma maligna. Pertanto, il solo test non è utile alla diagnosi se il gatto è asintomatico. Al contrario, l’analisi del versamento è una valida integrazione alla formulazione della diagnosi; il suo colorito giallastro e la consistenza densa a causa della presenza di proteine, quando viene centrifugato e analizzato al microscopio permette di rilevare una grande presenza del ceppo FIP. 

Per quanto riguarda la prognosi è, purtroppo, infausta. La peritonite è una malattia fatale e non esiste ancora una cura; possono essere fatte solo delle terapie palliative subito dopo la diagnosi per ottenere una leggera remissione dei sintomi ma l’aspettativa di vita  rimane soltanto di  pochi giorni. Valutate bene la decisione da prendere per il vostro gatto e quando prenderla ed evitate accanimenti terapeutici.

Se il gatto viveva in casa, abbiate cura di disinfettare tutti gli ambienti e gli oggetti di cui faceva uso e se volete adottarne un altro, attendete almeno un paio di mesi prima di farlo. Se il gatto malato viveva insieme ad altri gatti, questi saranno quasi certamente dei portatori sani. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *